Note incontra Antonio Giovinazzi

Il pilota di Formula 1 si racconta al settimanale di FS Italiane dedicato ai viaggiatori del trasporto regionale Trenitalia

14 marzo 2019

Giocare con un trenino quando si è piccoli e ritrovarsi, una volta adulti, alla conduzione di un treno. Un sogno possibile anche perché, solo in Italia, i macchinisti sono oltre cinquemila. Molto più difficile, invece, essere un bambino che gioca con le macchinette e sognare di finire in F1. Perché nel gotha delle monoposto sportive i piloti sono 20: né uno di più, né uno di meno. Da quest’anno tra loro c’è finalmente un italiano, Antonio Giovinazzi. Un connazionale al via del campionato del mondo, previsto il 17 marzo a Melbourne con il GP di Australia: non accadeva dal 2011 quando al volante della Lotus c’era Jarno Trulli e nell’Hispania Racing Team Vitantonio Liuzzi.  Ora la storia si ripete: «Per me è un sogno che si realizza – spiega Giovinazzi – ho sempre voluto questo e ora ci sono, non vedo l’ora».

Antonio, classe 1993, ha iniziato prestissimo con i motori, quando il padre gli regalò un kart all’età di tre anni. Da quel momento, messe da parte le macchinine giocattolo, ha iniziato il lungo percorso che l’ha portato, lo scorso settembre, al volante di un’Alfa Romeo (altra bella notizia: il marchio italiano, seppur in collaborazione con la Sauber, mancava in F1 dal 1985).

«Sono veramente orgoglioso di iniziare questa avventura – racconta il pilota nato in Puglia - così come di riportare il tricolore (presente nelle grafiche del suo casco, ndr) in questo contesto. La gara che sento di più sarà quella di Monza, nel mio Paese, davanti al mio pubblico e ai miei genitori». La famiglia per Giovinazzi è importantissima, sua mamma, suo papà e sua sorella più piccola fanno il tifo per lui e lo seguono da sempre, sin da quando doveva fare Martina Franca-Reggio Emilia in treno per andare a correre in kart con un piccolo racing team emiliano. «Voler diventare un pilota vuol dire anche lasciare presto la famiglia e il posto dove si è nati. Scegliendo questa carriera ho iniziato a viaggiare molto giovane» spiega. 

L'articolo integrale di Alessandro Ribaldi è disponibile su trenitalia.com