Su La Freccia di settembre si parla di Moving Forward Hackathon

Il 16 e 17 settembre, a Roma Termini, la maratona di programmazione organizzata da Trenitalia

di Michela Gentili, anche su ISSUU

Battiti rapidi sulla tastiera, schermi incandescenti e stringhe di codice. Tra sacchi a pelo e tazze di caffè.  Sviluppatori, startupper, maker e creativi digitali si sfidano a colpi di programmazione, il 16 e 17 settembre, nell’Hackathon Moving Forward organizzato da Trenitalia con Codemotion.

Una maratona no stop, presso gli spazi di LuissEnlabs a Roma Termini, che ha l’obiettivo di trovare soluzioni tecnologiche originali per migliorare la customer experience e supportare i sistemi di controllo con un taglio hi-tech nell’am­bito della sicurezza sul lavoro.

La prima challenge, in linea con il Piano industriale del Grup­po FS, mira ad arricchire l’esperienza di viaggio e si declina in quattro sottocategorie: bigliettazione integrata innovativa, check-in e check-out a bordo treno e in stazione, acquisto di prodotti ancillari al trasporto, meccanismi di interazione vocale per l’assistenza virtuale.

La seconda punta invece a prevenire e ridurre i rischi per il personale e si focalizza sulla  possibilità di implementare, tramite sensori e tecnologia IoT, nuove modalità per monitorare le dotazioni di sicurezza e lo stato di salute degli impiegati. «In una grande azienda, spes­so le buone idee rimangono inespresse o non trovano una rapida messa a terra. Per questo è fondamentale l’apporto dei giovani, anche se non manca quello di personale esperto: se da una parte entrambi, in quanto viaggiatori, riescono a individuare velocemente bisogni concreti, dall’altra hanno la capacità di tradurli e rappresentarli in modo semplice», spiega Danilo Gismondi, direttore dei Sistemi Informativi di Trenitalia.

Convogliare energie esterne in un evento ad alto tasso di in­novazione, quindi, consente di moltiplicare stimoli e visioni. Ma l’hackathon è anche un’occasione «per avvicinarsi ancora di più a un target fortemente tecnologico e dimostrare che guardiamo a questo mondo con più interesse di quanto viene normalmente percepito. Oltre, ovviamente, alla possibilità di scovare talenti con cui attivare forme di collaborazione».

Da una parte, invece, universitari e neolaureati si mettono in gioco per ac­crescere le proprie competenze, esplo­rare capacità e limiti, confrontarsi con interlocutori esperti. A rendere com­plessa la gara è soprattutto il tempo: bi­sogna concludere in poche ore un pro­getto che avrebbe bisogno di mesi. Così  i partecipanti finiscono per rinunciare al sonno o appisolarsi solo pochi minuti a turno su una felpa arrotolata. In palio quattromila euro di buoni Amazon. Ma soprattutto la voglia di emergere e dare forma all’inedito. «Nella prima fase sono coinvolti soprattutto gli specialisti della progettazione, poi subentra chi si occupa del design e arriva il program­matore, fondamentale per concretizza­re l’idea iniziale.

Dopo c’è il momento della vendita, cioè la presentazione del prototipo alla giuria: un pitch a tutti gli effetti dove conta soprattutto la dialetti­ca». Alla fine, conclude Gismondi, sale sul podio chi ha avuto «metodo o un’i­dea davvero smashing». Ma tutti torna­no a casa con la sensazione di essere un po’ più hungry e foolish.

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