Su La Freccia di settembre: in viaggio con Ramin Bahrami

Il pianista iraniano intervistato sul Frecciarossa da Andrea Radic

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Apre lo spartito e suona il tavolino del Frecciarossa 9518 Bologna-Milano come fosse il suo pianoforte.
«In treno mi esercito,  provo i passaggi più difficili, senza le cuffie, la musica è nella mia testa e le dita fuggono veloci». Il più grande interprete di Johann Sebastian Bach a livello internazionale, nato in Iran che ha salutato all’età di dieci anni, oggi si divide tra Germania e Italia. Qui ha sposato Marialuisa, un'organista. «L’ho sentita suonare a una mia masterclass e subito ho pensato: non solo suona benissimo, ma sarà anche la mamma dei miei figli»

Il viaggio è musica…
Sarebbe stupendo trovare, per ogni epoca, una composizione con il giusto ritmo, adeguato alla velocità del movimento. Le note sullo spartito paiono ruote di un treno e la Variazione 14 di Bach mi ricorda molto il Frecciarossa che viaggia a 350 km/h, la rapidità che si raggiunge incrociando le mani sulla tastiera del pianoforte. Come l’unione tra la musica di Girolamo Frescobaldi e la visionarietà dell’elettronica, due mondi apparentemente lontani che abbiamo portato al Festival dell’Emilia Romagna grazie al flautista Massimo Mercelli.

Un’unione di stili piuttosto originale.
Come due archeologi, abbiamo riesumato note di 600 anni fa, Le sei toccate di Frescobaldi, unendole alla musica elettronica di Elio Martusciello e Giulio Maresca, che hanno tradotto le emozioni frescobaldiane nei suoni più vicini ai ragazzi. È un progetto che vogliamo portare avanti.

Com’è nato il suo ultimo album, Bach is in the air?
Dopo il concerto a Santa Cecilia dove ho conosciuto Danilo Rea, siamo andati a cena e davanti a un’amatriciana abbiamo deciso di fondere il ritmo del jazz all’opera di Bach. Il titolo è un mio ricordo, ascoltavo sempre Love is in the air quando in Iran viaggiavo con mio papà verso il Mar Caspio.

Viaggiare per avvicinare, anche la musica è strumento di pace.
Geni come Monteverdi o Frescobaldi hanno avvicinato l’Oriente, nella loro musica si sente la tristezza di una nenia russo-turca o il pianto dei bambini siriani. Bach ha unito l’Europa ben prima dei politici con le Suite dove le nazioni venivano rappresentate con danze di Corte. Una sorta di “Parlamento musicale” dallo Scherzo alla Sarabanda, alla danza ispano-araba, forse originaria della mia amata Persia.

A Teheran il Maestro Muti ha diretto il Concerto dell’Amicizia.
Un filo di dialogo e pace. Un ponte di civiltà in un momento in cui le chiusure internazionali non rispettano la polifonia politica. Ma aver unito i ragazzi dell’orchestra Cherubini e di quella iraniana ha dimostrato che la cultura viaggia in modo diverso dalla politica e nella musica unisce ciò che a volte è diviso.

Ferrovie dello Stato Italiane realizza l’Alta Velocità proprio in Iran.
Lo sviluppo è un elemento insito nella civiltà persiana che ha settemila anni di storia, tutto nasce dalla Mesopotamia. La velocità è fondamentale, l’Iran ama le voci dell’Occidente e il viaggio è il modo per incontrarle. Speriamo che questa velocità trasporti anche la cultura.

Lei ha affermato che non conoscere Bach è come non conoscere Dio.
Pensi che in Germania lo chiamano il quinto evangelista. La sua musica ci insegna a dialogare, i problemi che attraversiamo nascono dalla mancanza di polifonia e cultura. Non siamo più abituati a rispettare le pause, così care a Riccardo Muti o a Claudio Abbado, che disse «dobbiamo imparare ad ascoltarci». 

Lei è iraniano, tedesco e italiano…
Nasco da una famiglia cosmopolita, nonna berlinese e nonno iraniano, il classico incontro tra il bel giovanotto persiano e la signora tedesca alla Sorbona di Parigi, alla fine del conflitto mondiale. Lui ruba il cuore alla ragazza e vanno a vivere nell’impero persiano.

Con sua moglie ha fatto così?
Mia moglie è romana di origini calabresi. Una ragazza di grande talento musicale, venne a una mia masterclass all’Accademia Filarmonica Romana. Ha suonato e mi ha sedotto, letteralmente rapito. È lì che ho pensato: «Non solo suona bene Bach, ma sarà anche la mamma dei miei figli».

E l’Italia?
Non ci si stanca mai delle bellezze del vostro Paese, come potremmo sentirci esseri umani senza Giotto, la Cappella Sistina, Venezia, lo splendido Sud, il lungomare di Reggio Calabria, che D’Annunzio definiva il più bello d’Italia. Un Paese dai mille volti, da Bolzano alla Sicilia, la grande polifonia italiana. Per questo esistono tante forme di bellezza e così tanti piatti. Se Bach avesse assaggiato le fettuccine avrebbe vissuto in Italia.

Quale luogo concertistico l’ha colpita di più?
Sono due, a tremila metri d’altezza al Tonale e alla Scala di Milano. Ma il sogno è portare gli spartiti delle Variazioni Goldberg negli Stati Uniti ed eseguirle alla Casa Bianca per il presidente Trump in nome delle sue origini tedesche.