Su La Freccia Paolo Rumiz racconta i Tamburi di pace

Lo scrittore racconta il progetto che unisce musicisti di tutto il mondo. Al Museo di Pietrarsa il 7 agosto

di Paolo Rumiz, anche su ISSUU

Pietrarsa, il più bel museo fer­roviario d’Europa. Il mare di Napoli, le scogliere, la sto­ria di un popolo intero che si sposta sulla strada di ferro. E un’orchestra di giovani che il 7 agosto verranno a costruire un grande atto sinfonico per cantare l’Europa, questa nostra patria comune così male amata. Un viaggio in musica e parole, cui darò il mio contributo come narratore, de­dicato a un universo straordinario di popoli, lingue, fiumi, mari, montagne.

Un concerto che narrerà i mille cam­mini dell’uomo: strade, ponti, sentieri, tracce che hanno consumato milioni di scarpe. Un modo per contrapporci a voce alta al rinascimento dei muri, e ricordare chi migra per lavoro, paura, curiosità, fame, amore o semplice inquietudine. Homo erectus, che al posto delle radici ha i piedi.

Pietrarsa, la musica, l’Europa. Non poteva esserci, per me, abbinamento più perfetto e atto migliore di restitu­zione per ciò che i treni mi avevano dato. La mia scoperta dello spazio e delle genti in movimento è cominciata con i treni. È lì che tanto tempo fa ho incontrato la creatura che ha dato il “la” alla mia narrazione.

È accaduto su uno squinternato treno ungherese diretto in Romania. Un vagone fer­mo nella neve, in attesa dei controlli di frontiera. Fu lì che a un tratto vidi un topolino uscire da un radiatore e dirigersi verso le briciole cadute dalle merende dei viaggiatori. Misi a terra una scaglia di formaggio. Lui venne a mangiarlo. Mi guardò, e ci intendem­mo al volo. Lui era il Viaggiatore. Vive­va sul treno – forse ci era nato – e sul treno aveva ascoltato infiniti racconti. Da allora, quando scrivo le mie storie, è quel topolino ferroviario che me le sussurra all’orecchio.

Gli 80 ragazzi e ragazze che verran­no a Napoli con me non sono un’or­chestra qualunque. Sono un’équipe che si riforma da zero ogni anno, con selezioni in mezzo continente. Il so­gno impossibile, realizzato da un ma­estro di musica di nome Igor Kuret. Una babele di lingue che diventa atto sinfonico. Una metafora di ciò che po­trebbe essere l’Europa.

Tutte le info su museodipietrarsa.it.