La Freccia incontra Patrizio Roversi e Syusy Bladi

In viaggio con i "Turisti per caso" a bordo del Frecciarossa da Bologna a Roma

9 luglio 2019

di Andrea Radic, disponibile anche su issuu.com

Il primo impatto con Syusy Blady e Patrizio Roversi è quello di averli sempre conosciuti. Il loro format Turisti per caso non è mai tramontato, un simbolo degli anni ’80 ancora oggi sulla cresta dell’onda. Forse solo Albano e Romina li superano in quanto a longevità di coppia nell’immaginario collettivo. Mentre viaggiamo sul Frecciarossa da Bologna a Roma, chiedo quale rapporto abbiano con il treno: una seconda casa per entrambi. «Al FRECCIALounge di Bologna mi coccolano, siamo quasi parenti, ci facciamo gli auguri di Natale. La tessera me la sono meritata con i chilometri percorsi – confessa Patrizio – e di certe tratte come la Firenze-Roma conosco ogni inquadratura del paesaggio che offre il finestrino, infatti chiedo sempre il posto dal lato giusto per guardare fuori. E non capisco chi abbassa le tendine...».

«In certi tratti sembra la Cappadocia», esclama Syusy, al secolo Maurizia Giusti, e aggiunge: «Sono figlia di un ferroviere e da ragazzina avevo la tessera che mi consentiva di viaggiare gratis come familiare. Ricordo che partivo all’avventura da Casalecchio di Reno per mete lontane come Trieste, ogni volta una scoperta. Oggi, grazie ai regionali, vado in treno ovunque. So cosa significa essere pendolare, abitando fuori Bologna, e l’arrivo dei nuovi treni è davvero una buona notizia, anche per il turismo, molto presente sulle tratte locali. È un modo di viaggiare più calmo, riflessivo, abbiamo cominciato a “insegnarlo” in tempi non sospetti aprendo il sito italiaslowtour.com». Una voglia di scoprire non è mai tramontata. «Man mano che viaggi, arrivi anche a conoscere le meraviglie che hai sotto casa e di cui non sapevi nulla», spiega Roversi. «In tempi meno globalizzati il turismo era più a “volo d’uccello”, oggi grazie all’approfondimento si raggiunge sempre qualcosa di nuovo». «Il viaggio lento, con i mezzi giusti, appunto sotto casa, è quello più adatto anche per godersi un weekend in questo Paese più bello del mondo che è l’Italia», precisa Syusy.

Patrizio interviene: «Nostra figlia Zoe sta lavorando al remake di In viaggio con mia figlia. Nella prima versione giravano l’Italia con un’auto elettrica, in questa l’idea sarebbe di esplorare le province italiane con i treni locali. Io invece, più vicino alla terra e all’agricoltura, sto progettando un giro della Penisola in trattore». Sembra scherzare, ma parla sul serio. Per quattro anni conduttore in Rai di Linea Verde, uno degli elementi principali del successo mediatico dei Turisti per caso è che non c’è nulla di artefatto, il loro approccio verso la vita e la gente è del tutto reale. «Siamo così – conferma Roversi – con i nostri pregi e difetti. I finti orpelli non reggono. Mi hanno soprannominato “zio ansia” per il mio timore di essere in ritardo e la mania di programmare tutto». Chi invece se la prende più comoda è Syusy Blady, «sono più slow, tanto al risultato si arriva lo stesso. Anche Zoe ha preso da me». «Ecco una delle ragioni per cui ci siamo separati!», chiosa con ironia Patrizio.

Inevitabile chiedersi quale sia il segreto della longevità del loro celebre format. Comincia lui a parlare: «La gente si è identificata in noi, che siamo persone normalissime, e ha creato una vera e propria comunità. Oggi sono migliaia che ci inviano resoconti di viaggio e alimentano il sito turistipercaso.it con continuità. Quello che all’inizio era il nostro atteggiamento verso il viaggio, oggi è un paradigma». «Poi ognuno ha preso la sua strada, secondo i propri interessi», prosegue Syusy, «anche in Velisti per caso o In viaggio con Darwin viaggiavamo sempre separati, la nostra maggior qualità è la separazione. Attraverso la distanza si completa il linguaggio per il pubblico».

Non drammatizzare la separazione nella vita, mantenere gli interessi professionali in comune e 40 anni di conoscenza – «ci conosciamo dal 1973» confessano con una risata – sono gli elementi della positiva alchimia. «E un comune motivo per campare: nostra figlia Zoe», concordano. «Ha studiato antropologia a Roma con una specializzazione europea», sottolinea con orgoglio di mamma e Patrizio, non da meno, aggiunge: «Zoe ha formato la nuova coppia con Syusy, madre e figlia, le ho osservate da vicino e da lontano. Sono davvero brave». E mentre mi mostra sul telefonino una foto di Zoe a due anni (oggi ne ha 24) gli si apre il sorriso.

Potete considerarvi dei precursori di alcuni linguaggi di comunicazione. «Anche tecnicamente, con le telecamere accese 24 ore al giorno. In viaggio mi svegliavo alle sei e l’operatore mi illuminava subito con la luce della telecamera», racconta Syusy. Ma com’è la televisione di oggi? «Viviamo una profonda decadenza televisiva», continua Blady. «Ciò che oggi mi entusiasma sono le nuove tecnologie, il digitale, che consentono di documentare con leggerezza, una telecamerina e via. E poi la forza del web che permette di avere spazio, approfondire, ancora una volta avere tempo». «Io sto sperimentano la realtà virtuale – aggiunge Roversi – girando a 360 gradi per documentare l’agricoltura in risaia. La tecnologia offre stimoli creativi. Noi siamo per l’uso dei nuovi strumenti, i più avanzati, riempiendoli di contenuti veri, non di like. Il pubblico vuole approfondire. Pensa che non sono neppure su Facebook». «Io sì, come Maurizia Giusti», esclama Syusy, «poi c’è il canale Misteri per caso e Nomadizziamoci». Ascoltandola descrivere si capisce molto bene l’altra ragione della longevità del loro successo: un motore sempre acceso.

Il viaggio con i Turisti per caso per questa volta termina e ci alziamo per non agitare “zio ansia”, ma la voglia di Patrizio Roversi e Syusy Blady di raccontare e portare il bello a disposizione di tutti prosegue. Prima di scendere, un’ultima domanda a entrambi. Quale tipo di viaggio ancora vi incuriosisce?

Syusy: «Viaggiare per trovare risposte alle domande storico-scientifiche, per capire e conoscere altre culture». Patrizio: «Un giro del mondo nell’agricoltura dei diversi Paesi, per conoscerne ogni lato, anche quelli economici. Tra poco parto per la Tanzania con il Cefa, una onlus che si occupa proprio di agricoltura”. Buon viaggio.