Su La Freccia giugno la stazione di Napoli Afragola

In occasione dell'inaugurazione del nuovo polo di interscambio La Freccia ha intervistato Filippo Innocenti, Associate Director Studio Zaha Hadid, e Roberto Pagone, Direttore Investimenti Area Sud di RFI

5 giugno 2017

Di Luca Mattei 

La Porta del Sud. È stata definita così la nuova stazione AV Napoli Afragola, destinata a diventare uno dei più importanti snodi ferroviari del Mezzogiorno d’Italia che si inaugura il 6 giugno e diventa operativo cinque giorni dopo. Un grande hub di interconnessione a servizio dei collegamenti veloci da un lato con il Nord, dall’altro in direzione Bari e Reggio Calabria.

Un'infrastruttura che dal 2022 diventerà un vero polo per l'intermodalità, grazie all'integrazione ferro-ferro tra i collegamenti a lunga percorrenza e le linee regionali di prossima realizzazione la Napoli-Cancello-Frasso Telesino e il prolungamento della Circumvesuviana. La stazione è un capolavoro anche dal punto di vista architettonico. E non poteva essere altrimenti: il progetto porta la firma di Zaha Hadid, l’archistar di fama mondiale scomparsa lo scorso anno, vincitrice nel 2003 di un concorso internazionale indetto da FS Italiane.

L’americana CNN ha inserito l’opera tra le più attese e belle del 2017, «destinata a ridefinire i viaggi in treno, almeno stilisticamente, con la sua facciata bianca scultorea che somiglia a un serpente».

Filippo Innocenti

Filippo Innocenti, Associate Director dello Studio Zaha Hadid

Filippo Innocenti ha seguito fin dalla genesi la progettazione e la realizzazione dei lavori. «Il concetto architettonico della stazione nasce dall’idea di favorire al meglio lo scambio dei passeggeri in transito attraverso diversi sistemi di spostamento», spiega l’Associate Director dello Studio Zaha Hadid. «Per questo motivo è stata concepita come un ponte sopra i binari, ingrandendo la passerella di collegamento delle piattaforme fino a trasformarla nella galleria di distribuzione principale»

Con quali vantaggi?
Si minimizzano i tempi di scambio tra le varie linee e si garantisce l’accesso al centro passeggeri, l’atrio principale dell’edificio, attraverso percorsi di facile intuizione e sicuro orientamento. L’idea di sfruttare la forma dell’edificio per favorire il flusso dei viaggiatori e l’orientamento interno è uno dei temi principali della nostra progettazione.
Dal centro passeggeri i viaggiatori in transito tra le diverse linee ferroviarie possono facilmente accedere alle aree ristoro e raggiungere le due gallerie commerciali. Il ponte, inoltre, consente di sollevare gli spazi pubblici della stazione in una posizione privilegiata rispetto al paesaggio circostante e garantisce le migliori vedute sul panorama vesuviano.

Quanto c’è di Zaha Hadid in questo progetto?
Nel 2003, vista la dimensione relativa dello Studio, Zaha Hadid era particolarmente coinvolta. Lo schema per la stazione segue le esperienze del museo MAXXI di Roma e della sede BMW a Lipsia, particolarmente importanti nel periodo caratterizzato dall’ampliamento del repertorio formale modernista, grazie alle nuove possibilità offerte dallo strumento digitale.
Di questi progetti si può riconoscere la stessa logica formale-organizzativa, in alternativa alla contrapposizione tra verticale e orizzontale tipica dell’architettura moderna, sebbene la complessità della forma della copertura anticipi già il passaggio all’esplorazione formale degli ultimi anni.

Roberto Pagone

Roberto Pagone, Direttore Investimenti Area Sud di Rete Ferroviaria Italiana

La stazione AV Napoli Afragola avrà un ruolo strategico per l’Europa perché, spiega Roberto Pagone, a capo della Direzione Investimenti Area Sud di Rete Ferroviaria Italiana, «è l’avamposto meridionale del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo. Questo va immaginato come una linea lunga 2.500 km che si biforca agli estremi con due diramazioni a forma di V opposte. La prima con vertice a Copenaghen-Goteborg e due lati con punte a Oslo e Stoccolma-Helsinki. La seconda ha vertice a Napoli-Afragola e due lati fino a Bari-Lecce- Taranto e Reggio Calabria Messina- Catania-Palermo-Malta».

Cosa sta accadendo nel Nord Europa?
Da qualche anno Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia hanno avviato uno dei più importanti progetti di riqualificazione del sistema trasportistico, chiamato The Scandinavian 8 Million City, che ha lo scopo di favorire la nascita di una macroregione competitiva a livello internazionale, sfruttando al massimo le potenzialità delle aree attraversate. Ciò grazie al potenziamento della rete ferroviaria, considerata vettore fondamentale per la mobilità di merci e passeggeri, la coesione del mercato del lavoro e la modernizzazione delle aree urbane interessate.

Un modello per il Belpaese?
Più che parlare di modello possiamo dire che i progetti scandinavi sono contestuali e simili a quelli che da tempo stiamo portando avanti nel sud Italia. La popolazione delle regioni interessate – Campania, Puglia, Molise, Calabria e Sicilia – ammonta a 15 milioni di abitanti, per cui lo snodo ferroviario di Napoli Afragola può essere definito, al di là di ogni retorica, la porta di accesso alla Mediterranean 15 Million City.
Considerata la collocazione dei propri porti (Gioia Tauro, Taranto, Bari, Brindisi, Palermo e Augusta), il terminale sud è in una posizione strategica per la movimentazione di merci e passeggeri dal Mediterraneo al cuore dell’Europa, e viceversa. Inoltre, questo potenziamento ferroviario è l’occasione che tutti aspettavano per sviluppare la cooperazione e le sinergie delle regioni meridionali nei diversi settori di eccellenza, industriale, universitario, sanitario e logistico, considerati finora troppo piccoli e frammentati.

Quali tecnologie avanzate sono state utilizzate per la stazione?
Ci si è avvalsi di casserature speciali per consentire la realizzazione delle forme volute dall’architetto e l’effetto faccia a vista dei manti in calcestruzzo. Il materiale impiegato è stato il Corian per gran parte della copertura, delle facciate e degli interni più pregiati.

E gli accorgimenti presi per l’ambiente?
È stato utilizzato un sistema solare termico dedicato sia alla produzione di acqua sanitaria che al riscaldamento invernale di primo stadio delle utenze. Così come dei gruppi frigoriferi del tipo polivalente, i quali, nelle mezze stagioni e in tutte le circostanze in cui le temperature esterne non sono quelle massime, consentono rendimenti maggiori di quelli che si avrebbero con soluzioni tradizionali di raffreddamento. Questi due sistemi, oltre a comportare indubbi vantaggi energetici e svariate tonnellate di CO2 non emesse in atmosfera, hanno anche consentito di eliminare la produzione di fluidi mediante caldaie
a metano, riducendo l’impatto ambientale dovuto alla predisposizione di tutta la rete di adduzione del gas in stazione.