Chigiana International Festival & Summer Academy 2019

La quinta edizione, in programma dal 6 luglio al 31 agosto a Siena, raccontata dal maestro Nicola Sani

28 giugno 2019

di Sandra Gesualdi, disponibile anche su issuu.com

«Come esiste un’ecologia ambientale ce n’è anche una musicale». Parola di Nicola Sani, direttore artistico della quinta edizione del Chigiana International Festival & Summer Academy 2019, in programma dal 6 luglio al 31 agosto a Siena e in perle di territorio incastonate nel paesaggio toscano attorno alla città del Palio. Dopo il tema della luce e quello del tempo, il file rouge che si snoda nei due mesi di cartellone è proprio la natura. «Out of Nature è il titolo della manifestazione», precisa Sani. «Dalla, fuori, oltre, lontano dalla natura. Molti i significati che indicano i rapporti che si creano quando incontra l’arte». La musica come spazio di trasformazione del mondo e il creato come zona fertile e privilegiata in cui le melodie si sviluppano.

Non è un caso se per l’overture del 6 luglio, al Teatro dei Rinnovati in piazza del Campo, Sani abbia scelto proprio la Sinfonia n.6, Pastorale di Beethoven. «È un’opera in cui si percepisce bene quanto per il Romanticismo le passioni umane si rispecchiassero nel mondo circostante. Per l’occasione, dopo 16 anni torna a esibirsi all’estate chigiana l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Fabio Luisi, con una solista d’eccezione: la russa Lilya Zilberstein nel Concerto n.1 per pianoforte di Čajkovskij». Oltre 60 le esibizioni, gli spettacoli esclusivi, le grandi star internazionali accanto a giovani talenti al loro debutto, per uno dei festival più antichi d’Italia e d’Europa che da quando è plasmato dall’eclettico e instancabile Sani ha un passo nuovo. «Una straordinaria scommessa», racconta con una punta d’orgoglio, «ho voluto dare a un’accademia storica una proiezione sull’oggi. Il passato, pur blasonato e importante, non bastava più, occorreva confrontarsi con il contemporaneo. Oggi abbiamo una Chigiana, nuova, rinvigorita e dinamica e in questi anni il pubblico, anche internazionale, è quintuplicato. A Siena arrivano ogni anno tantissimi grandi interpreti, compresi talentuosi junior, e non era scontato che questi continuassero a frequentare una scuola storica».

Un viaggio nel tempo tra note e motivi: «Dalle antiche polifonie che riecheggeranno nelle cattedrali della città fino alle sperimentazioni delle avanguardie. E dopo Kurtág, Sciarrino e Stockhausen quest’anno dedichiamo ampio approfondimento al maestro Iannis Xenakis, architetto, ingegnere e tra i primi a unire la sperimentazione compositiva ai temi ambientali. Le sue meravigliose partiture sono proprio riletture dell’universo». Saranno eseguite alcune delle sue opere più note, acustiche ed elettroniche, e in scaletta c’è anche un progetto teatrale dedicato a lui, John Cage e Giacinto Scelti, su testi tratti dal De rerum natura di Lucrezio. Un programma ricchissimo quello stilato da Sani, due mesi con più appuntamenti al giorno. Quali da non perdere? «La performance del percussionista Manu Delagu, che presenta il suo film in alta definizione girato in montagna: Dio, gli strumentisti e le vette delle Alpi. La serata dedicata alla Luna, ma anche le creazioni in elettronic sound di Mari Kimura, Gene Coleman, Nicola Bernardini e, in prima italiana, l’esibizione dell’emergente Bruno Letort e di Kassel Jaeger, solo per citarne alcuni. Straordinario anche un ottetto che interpreta Schubert, quattro solisti accompagnati da quattro giovani musicisti».

Il repertorio è anche un invito a frequentare e riscoprire luoghi di bellezza conclamata, come l’abbazia a cielo aperto di San Galgano, dov’è atteso il violinista Boris Belkin, o il suggestivo chiostro medievale di Torri a Sovicille, che ospita David Krakauer in duo col pianista Kathleen Taag, un ensamble di musica classica e klezmer, tra le componenti della tradizione ebraica popolare. «Il modello Chigiana», ci tiene a sottolineare il direttore, «è un grande laboratorio che spazia dal barocco al contemporaneo, e i concerti del festival sono tutte produzioni dell’Accademia in cui i grandi compositori mondiali lavorano con gli allievi dei corsi. Una grande occasione per nuovi talenti di esordire in un contesto ampio dove nuove prassi didattiche e formative diventano spettacolo dal vivo. I migliori direttori d’orchestra, come Zubin Mehta, Claudio Abbado e Daniel Barenboim, hanno frequentato la Chigiana». Maestro, è soddisfatto? «Molto, la musica è un fattore determinante per il progresso dell’umanità e anche per un pianeta più ecologico. Migliora la convivenza e la comunicazione tra i popoli». Nietzsche affermò che senza, la vita sarebbe un errore.