La Freccia agosto, Elisa in concerto all'Arena di Verona

L'intervista di Andrea Radic alla cantautrice friulana pronta per quattro show unici in programma a settembre

In Frecciarossa con Elisa da Milano a Monfalcone (GO). Un viaggio dentro e fuori le passioni, le sensazioni e le paure. «Sono nata e cresciuta in un Bronx di confine, ma ho trovato motivazione, riscatto e condivisione. Grazie ad Amici ho potuto mostrare al pubblico ciò che sono in grado di fare. Sentire questo calore è stata una rivincita verso chi criticava la mia timidezza. È stato liberatorio. The journey: the taste of discovery».

Come arriva alla musica Elisa?
Da piccola ero attratta da tutte le forme di espressione. Registravo voci diverse per creare i dialoghi, come in un film, o mi coprivo con un lenzuolo sotto al quale facevo esperimenti, il laboratorio di Elisa Toffoli. Ballavo
tantissimo, in modo selvaggio, spontaneo, e cantare è una forma di danza. Nei miei brani la spinta è emotiva, cerco di trasformare qualcosa di brutto in bello, la musica è un’ancora, un luogo sicuro dove esprimermi.

Quand’è che ha preso il sopravvento sul resto?
Avevo dieci anni e il mio più caro amico, mentre io ero ancora tra le nuvole, già suonava la chitarra, insieme sentivamo qualche disco. Improvvisamente una malattia se lo è portato via, dovevo andare avanti io al suo posto. Ero romantica e drammatica, crescevo ma lui non c’era più. 

E poi?
La prima band nel ’90, forse ’91, cantavo dai Blues Brothers a Eric Clapton, facevamo ’sti pezzi fighi.

I suoi genitori cosa dicevano?
Mia mamma mi avrebbe voluta parrucchiera come lei, era scioccata dalla vita che facevo, dal successo che prima o poi sarebbe finito. Ha cominciato a essere mia fan solo di recente. Vivevamo in una zona depressa, piena di droga e disperazione, il Bronx di Monfalcone. Si fidava poco del mondo, essere la mamma di Elisa non era semplice per lei, non ha accettato una lunga parte dei miei 20 anni di carriera. Quando sono andata in tournée in America non è venuta. 

E suo padre? 
Amava il mare, d’estate stavamo via un mese in barca. Con un coltello e un limone andavo sott’acqua a prendere conchiglie come Mowgli nel Libro della giungla. 

Lei viaggia spesso? 
Sono in continuo movimento. Mi è sempre piaciuto, è nel mio Dna. Guardare il mondo fuori dal finestrino è bellissimo, sono andata a Parigi e Londra in treno e ci ho portato i miei bambini per far capire loro il senso della distanza. Metà del mio repertorio è nato in viaggio, su ogni mezzo. Ricordo un treno da Palermo 
a Roma in cui scrissi ininterrottamente. Arrivata nella Capitale non andai a dormire e continuai. Tredici ore di fila per Una poesia anche per te

Da dove parte e dove arriva il viaggio della sua musica? 
Dall’ascolto di Aretha Franklin e dei Beatles, dal soul black al rock più grounge. Amavo gli Smashing Pumpkins. Credo più nella canzone che nel vestito musicale, le belle parole e la melodia sopravvivono, raccontano sentimenti. 

Tre canzoni da portare su un’isola deserta: una sua e due no… 
Per la mia se la giocano No Hero e L’anima vola, sono dirette e la dicono lunga su di me. Poi una di Bob Marley, dall’album Legend. E con la terza, Where the streets have no name degli 
U2, decolla tutta l’isola. 

Da ragazzina cantava in viaggio? 
Ti racconto questa (e si esibisce in una notevole imitazione della voce narrante dei film di Fantozzi, ndr): partimmo dall’estrema provincia per andare ai Caraibi, in sette, inclusa mia nonna ottantaquattrenne con il rosario in mano. Regionale delle 6:45 da Monfalcone all’aeroporto. Cantai per tutto il viaggio. 

Oggi ha due bambini… 
Che non sanno nulla del mio lavoro, voglio essere un mamma come le altre, senza che si sentano diversi. Con loro parlo di tutto apertamente per aiutarli a capire, a conoscere, per proteggerli dai pericoli.

Ha scelto di cantare in inglese. 
Sì, l’ho imparato da sola, vivendo in America. Il mio sogno nel cassetto è una casa a Los Angeles, la culla dei Doors, della Beat Generation. Mi sono esibita in locali storici sul Sunset Boulevard, fantastico. 

A settembre è all’Arena di Verona, tre serate che sono già diventate quattro per festeggiare i 20 anni di carriera.
Canterò con molti amici, pezzi miei e loro. Ci saranno Francesco De Gregori, un punto di riferimento gigantesco, e Carmen Consoli, pioniera di un nuovo linguaggio femminile. Negli ultimi otto anni la musica italiana è diventata una grande famiglia. 

Saranno quattro giorni intensi… 
I miei quadernini sono sempre con me, ci sto scrivendo di tutto. È coinvolta molta gente, siamo un team compatto. Ho affidato ad Andrea, mio marito, la prima serata e a Gianluca Ballarin, il mio tastierista, la seconda. Tra gli ospiti Mauro Pagani, che arrangerà e suonerà A case of you di Joni Mitchell, un manifesto femminista. 

Suo marito cosa dice? 
Che è una figata! È entusiasta. Sarà un’esperienza unica, ci vediamo a Verona.

Con Trenitalia al concerto di Elisa

Sconto del 30% su Frecce, Intercity e Intercity Notte per i viaggiatori Trenitalia muniti di biglietto per uno dei concerti Elisa-Together Here We Are all’Arena di Verona il 12, 13, 15 e 16 settembre.

La riduzione è valida per l’andata e ritorno per/da Verona dal 10 al 17 settembre, esclusi i livelli Executive e Salottino Business, grazie all’offerta Speciale Eventi con il codice di prenotazione ELISA20.  I clienti Trenitalia e i soci CartaFRECCIA possono acquistare fino a due biglietti del concerto nel settore Gradinata non numerata al prezzo di  € 24,50 ciascuno anziché € 35,00

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