La Freccia incontra Jovanotti

Tutto quello che c'è da sapere sul Jova Beach Party, fino al 31 agosto sulle spiagge italiane

1 agosto 2019

di Michela Gentili, disponibile anche su issuu.com

A guardarlo sembra Rio durante il Carnevale, tra sfilate di umanità accaldata e bagliori che saturano le pupille. A respirarlo ricorda Woodstock 50 anni dopo, per quelle folate di peace&music che rinfrescano l’aria viziata dal cinismo. A starci dentro somiglia a Disneyland, un microcosmo abitato da gonfiabili leggeri come le utopie che li riempiono. A sentirlo pompa nello stomaco come un subwoofer, potente come le dita sulla pelle dei bonghi e scanzonato come un accordo di chitarra intorno al falò.

Il Jova Beach Party, 17 tappe in 14 città italiane fino al 31 agosto, è la Festa che Lorenzo Cherubini aspettava da una vita. Quella che ha immaginato da bambino, desiderato da ragazzo, realizzato da adulto.

«È un sogno maturato nel tempo. Ora c’era la possibilità di renderlo realtà: le stelle si sono allineate e ci abbiamo provato», racconta il ragazzo fortunato alla soglia dei 53 anni.

Così è nato questo parco giochi della musica – un po’ festival, un po’ concerto, un po’ dj set – con 63 ospiti da 23 Paesi, concepito per far ballare dalle 20 alle 45mila persone a tappa.

«Dopo Jova Beach», continua il cantante, «uno spettacolo normale sembrerà qualcosa del passato. Perché abbiamo rotto un format industriale e ci siamo buttati in una cosa che non ha ancora un nome. Anzi, sì: è una festa in spiaggia, ma grande».

Una sfida senza precedenti che ha richiesto dieci mesi di preparazione, un milione e mezzo di euro a data e oltre 900 persone impegnate a metter su ogni volta un villaggio itinerante.

«Un’impresa difficilissima, ma la gente ha capito che era una figata e ci ha sostenuto, è una cosa fatta insieme alle persone che ci hanno creduto, al mio pubblico». Una tribù pronta ballare da Lignano a Rimini, da Fermo a Viareggio, all’interno di una «città invisibile», come l’ha definita più volte l’artista citando Italo Calvino, che appare e scompare con la promessa di lasciare la spiaggia (o la montagna, nel caso di Plan de Corones) meglio di come è stata trovata.

Anche se le polemiche sull’impatto ambientale non sono mancate: «Chi non ha capito non può capire, non posso piacere a tutti e non lo voglio nemmeno. A me interessa il progresso e, allo stesso tempo, la verità di sempre, che scaturisce da una musica live in un luogo che comunque diventa magico per un giorno», ha risposto Jova. Nel suo Luna Park si può prendere il sole o farsi un bagno, ma anche ricaricare il cellulare pedalando, azzardare una gara di limbo, sperimentare un tatuaggio temporaneo. Mentre i food truck offrono sushi e arrosticini, piatti vegani e frutta bio.

La musica parte quando il sole è ancora alto, con dj e rapper, gruppi folk e protagonisti dell’afrobeat che ruotano a ogni a tappa e si alternano sui due palchi minori: Sbam, che riprende la hit dell’album Oh, Vita!, e Kontiki, in onore della zattera con cui l’esploratore Thor Heyerdahl attraversò il Pacifico negli anni ’40. Ma l’ombelico del mondo è il Main stage, dove campeggia un mega schermo circolare, circondato da una grande sirena, una palma e un capitello che insieme inventano la scritta Jova. Durante il pomeriggio sul video appaiono i volti di nove italiani, dall’architetto Renzo Piano al velista Giovanni Soldini, dall’esploratore Alex Bellini all’astronauta Luca Parmitano, che condividono messaggi di apertura verso il futuro.

«Non ci servono sensi di colpa ma ragioni che alimentino il coraggio di vivere, crederci e seguire le proprie passioni», fa sapere Lorenzo. Che tra un set e l’altro corre in mezzo alla gente, canta con gli ospiti, gioca a fare freestyle. Si materializza e poi svanisce, un po’ santone, un po’ profeta, nascosto dietro a un cappello di paglia e avvolto da stoffe etniche oversize.

«Raccogliete la plastica, proteggete il mare», dice ai suoi fedelissimi, con quell’attitudine da predicatore che addosso a un altro risulterebbe buonista ma su di lui, chissà perché, risuona di verità. E si improvvisa addirittura sindaco, con fascia zebrata e cappello da marinaio, per sposare una coppia scelta tra le oltre tremila che si sono candidate. Poi, prima che il sole precipiti dietro l’orizzonte, salta sul palco e prende in mano il testimone. Nessuna scaletta fissa ma un flusso libero fino a mezzanotte, con la band o alla consolle, «per celebrare il fatto di essere insieme, vivi come il mare».

Nel mixer sono memorizzati duemila pezzi: Jova mischia suoni e campioni, regola volumi e fiati, con l’unico scopo di far saltare il pubblico. Passa da un omaggio ai Queen a un blitz negli anni ‘60 con Sapore di mare. Riannoda i fili della sua carriera, da La mia moto a Lestate addosso, da Serenata rap a Nuova era. E in un remix senza sosta mescola Tutto l’amore che ho con Get Lucky dei Daft Punk, una strofa di Sabato con Jammin’  di Bob Marley. Non mancano le sorprese, come il duetto con Samuel dei Subsonica al debutto di Lignano, l’omaggio a Dalla con Luca Carboni sul litorale di Rimini, l’incursione di Gianni Morandi a Marina di Cerveteri (RM). Ogni tappa è un work in progress. Ineguagliabile nella sua imperfezione, che ammette stecche, errori e dissonanze. Perfetta nella sua spontaneità, non altrettanto perdonabile in una location meno disinvolta. Così tutto sembra aggiustarsi da solo. Piove sul mixer? Si usa la chitarra acustica. La memoria latita? Ci pensa il pubblico.

«Jova Beach Party è un trip psichedelico», spiega il suo demiurgo, «un viaggio in una parte profonda di noi che, a forza di tenere in mano i cellulari, rischiamo di dimenticare. Intendo il corpo, la danza, l’incontro, la natura, gli elementi e la musica come reagente, come spazio immaginario».

Una traversata dell’anima, quindi, in compagnia di musicisti storici e nuovi collaboratori, campioni del mixer e talenti della trap.

Presenti in tutte le tappe gli Ackeejuice Rockers, il duo veneto dell’elettronica con cui, dopo Sbam!, Lorenzo ha registrato Tutto un fuoco, uno dei sette brani del Jova Beach Party EP, uscito a giugno come colonna sonora del tour. «Non un disco addomesticato», ha precisato il cantante, «ma un progetto nato e cresciuto libero». Che, oltre al singolo Nuova era, comprende Vado, freestyle realizzato con Charlie Charles, produttore di Ghali, Mahmood e Sfera, e un ballabilissimo Il sole sorge di sera, concepito con la leggenda della club culture Dj Ralf. Due ospiti d’eccezione, pronti a raggiungere Jova il 3 agosto a Lido di Fermo.

Il 7 a Praia a Mare (CS), davanti all’isola Dino, sbarcano invece l’emergente dell’indie Giorgio Poi, la band funky e afrobeat Voodoo Sound Club, il gruppo folk dialettale lucano I Tarantolati di Tricarico. Tre giorni dopo, a Roccella Jonica (RC), il “cantautorato illogico d’avanguardia” del Duo Bucolico si alterna con la dance elettronica dei 47Soul e il world beat di Sangennaro Bar. Sulla spiaggia di Torre Mozza, a Policoro (MT), il 13 salgono sul palco il rapper Rancore e l’ambasciatore del reggae Alborosie, mentre il belga Baloji è pronto a mixare hip hop e rumba congolese. A rallegrare la spiaggia di Vasto, il 17, la leggerezza pop di Takagi & Ketra e la dance esplosiva di Albert Marzinotto, talento del clubbing che segue Jovanotti anche a Lido degli Estensi, dove il 20 sono attesi il patriarca dell’afrobeat Tony Allen e l’inventore del balkan beat Shantel.

Il 24 a Marebbe (BZ), sulla cima Plan de Corones, unica località di montagna del tour, l’ex bassista dei Lùnapop Ballo anima la festa nell’insolita veste di dj. Tra gli ospiti anche Paolo Baldini, fondatore degli Africa Unite, e i gemelli del reggae Mellow Mood con cui Jova ha riscritto il brano XchéTUC6. Il 28 si torna a Lignano, dove il tour è partito il 6 luglio, con i Tre Allegri Ragazzi Morti e l’Istituto Italiano di Cumbia, collettivo dedicato alla musica popolare colombiana capitanato da Davide Toffolo. Il 31 a Viareggio, sulla spiaggia libera del Muraglione, si balla con i synth di Club Paradiso e Dee Jay Mazzz, il ritmo dei Bantou Mentale e l’energia di The Di Maggio Connection, la R’n’R band italiana più famosa in America.

Un viaggio musicale degno di un film. Che dura un’estate intera. «Ricorda un po’ Fitzcarraldo e il finale di 8 ½, ma anche Woodstock, Guerre Stellari, Mad MaxSaturday Night Fever e Le avventure di Pinocchio diretto da Comencini», azzarda Jova. Ma, alla fine, «è comunque uno spettacolo nuovo, mai visto prima». Senz’altro il più grande dopo il Big Bang.