Su La Freccia di giugno "In viaggio con Bebe Vio"

L'intervista alla campionessa paralimpica mondiale di fioretto realizzata su un Frecciarossa in viaggio da Venezia a Milano

 LE FOTO DEL VIAGGIO DI BEBE VIO SU FLICKR

L'intervista integrale di Andrea Radic è disponibile su La Freccia di giugno sfogliabile su ISSUU

30 maggio 2017

Un misto di emozione, tenerezza e orgoglio si legge negli occhi dei viaggiatori che chiedono una foto con Bebe Vio, divenuta simbolo di un’Italia capace di reagire. Una ragazza che guarda negli occhi i suoi contemporanei con positiva disillusione e che ha fondato l’associazione Art4Sport, con l’intento di dare ai bambini amputati un motivo per realizzare il proprio sogno di vita. A Venezia Mestre, in una fresca mattina di maggio, saliamo sul Frecciarossa 9714 delle 8 e 32 per Milano.

Bebe Vio

Ama il treno?
Mi piace un sacco viaggiare. È un momento in cui sono tranquilla e rilassata, specialmente nel salottino, musica nelle orecchie e libero i pensieri. Uno tira l’altro. Guardare fuori dal finestrino è magico, ma sono un botto i momenti belli, come stare con me stessa e gustare la focaccia provola e salame della carrozza bar. Una volta un capotreno mi disse: «Ti vedo spesso, penso che tu viaggi più di me». Aveva ragione.

È molto unita alla sua famiglia.
Una bella squadra, si va avanti tutti insieme. Siamo combattenti e sportivi, abbiamo iniziato a gareggiare uniti e stiamo vincendo tanto. Si sta proprio bene nella squadra Vio, perché ognuno ha il suo ruolo: mamma capitano, papà allenatore, io attaccante, mio fratello Niko ala, che non si fa mai vedere ma c’è sempre, e Maria Sole in porta, che come Buffon ci incita tutti. E poi c’è Taxi, il nostro cocker.

Conoscere luoghi e persone la arricchisce?
Sto dando tanto, ma anche prendendo moltissimo da tutti. Da ogni viaggio torniamo stanchi, ma sempre più ricchi e contenti.

Un aneddoto sugli incontri in treno?
Di solito mi metto le cuffie e tendo a isolarmi dal mondo. Una volta ero seduta accanto a un vecchietto che voleva darmi una mano a far qualsiasi cosa, e chiese: «Ma tu non hai le mani, hai preso fuoco?». Gli ho spiegato della malattia e lui ha esclamato: «Hai le palle ragazza!». Mi è piaciuto un sacco.

Ha perso le mani ma ha deciso di tirare fuori “gli attributi”…
Per forza, o non te la godrai mai. Tiri fuori quello che ha i e dai tutto. Io vado avanti ma non da sola, perché la mia famiglia dà tutto con me.

Ha trovato subito il suo obiettivo? 
Sono stati i miei genitori a insegnarmi a dare tutto, si diventa come loro se ti stanno vicini. Quando sento dire “mio figlio non mi ascolta” è il genitore a sbagliare, ma può sempre rimediare e costruire un rapporto migliore.

Manda mai “a quel paese” i suoi?
Sempre, ma mamma sente tutto. Sono io che a volte faccio incavolare loro... in realtà stiamo bene. Se non litighi mai vuol dire che non dici quello che pensi, e io non ho peli sulla lingua.

Andrea Radic e Bebe Vio

La sua schiettezza deriva da ciò che ha vissuto?
No, puoi anche non aver avuto un passato particolare o essere senza esperienza, ma parlare allo stesso livello con persone più in alto di te. Persino a Obama ho detto ciò che pensavo. Odio quando mi dicono che le cicatrici sono il segno della mia storia. Io non le nascondo perché mi piacciono e a chi chiama in causa il destino per ciò che è accaduto rispondo che non occorre per forza una ragione, è successo, punto. Non c'è un perché, meglio dire basta e andare avanti per stare meglio.

Com’è nata Art4Sport?
Dall’esperienza della nostra famiglia. Lo scopo è ripartire. Dare protesi e carrozzine ai bambini amputati e promuovere lo sport come passione capace di abbattere ogni barriera. Il 13 giugno a Roma ci sono i Giochi Senza Barriere, vi aspettiamo tutti alle 20:30 allo Stadio dei Marmi. Una via di mezzo tra Giochi Senza Frontiere e Takeshi Castle.

Cosa succederà?
Faremo capire che non è importante come sei ma cosa fai. Divisi per squadre, composte da cinque uomini, cinque donne e cinque bambini, inclusi giovani con altre disabilità e amici di Art4Sport, si giocherà insieme con la voglia vincere, agguerriti come draghi.

Un impegno grande...
Sì, serve una grande forza, seguiamo solo minorenni amputati ma dopo i 18 anni non li perdiamo di vista. Giorno dopo giorno impariamo qualcosa di nuovo.

Ha grande capacità comunicativa. Deposto il fioretto come e dove si immagina?
Presidente del Coni nel 2028, un misto tra Luca Pancalli e Giovanni Malagò. Parlare come il primo con la grinta del secondo. I discorsi dei dirigenti sono sempre uguali, mentre Pancalli no, dice cose diverse e di grande impatto.

Ma prima ha ancora tanto da vincere.
Tutti vogliono vincere, non c’è uno più forte o più pippa. Se nella scherma, che è tutta testa, tendi a sminuire chi hai davanti, perdi. Ogni punto serve, io penso sempre di essere sotto, per dover recuperare. Dell’avversario sento il pensiero, il respiro, percepisco il mio allenatore, l’arbitro e poi, quando finisce un assalto, mi rimetto in guardia senza sapere che è finita e che ho vinto.

Bebe Vio

Rappresentare l’Italia cosa significa?
La divisa della Nazionale a 14 anni è una bella responsabilità. Sono diventata patriottica nel corpo sportivo delle Fiamme Oro, i miei amici scherzano chiamandomi poliziotta...È una figata rappresentare la nostra meravigliosa Penisola, non avrei mai potuto fare tutto quello che faccio in un altro Paese. Sono orgogliosa di essere italiana.

Obama si ricorderà di lei?
Lo spero. È stato simpatico, super easy. Con Michelle abbiamo fatto un giretto nell’orto, molto curato e amato.

Una volta ha detto che il suo sogno è far parte del sogno degli altri. Cioè?
Riuscire a farglieli vivere. Tante persone non sanno di avere un sogno, devi dare loro la ragione per raggiungerlo, la spinta per riuscirci.

Ed è lo spirito di Art4Sport?
Esattamente. I miei idoli sono i 21 ragazzi dell’associazione, che stanno vivendo questo sogno e lo sentono concreto grazie all’ambiente e al percorso di condivisione.

L’autoironia è una difesa?
Sempre stata così, prima di prendere in giro qualcuno lo faccio con me stessa, se tutti facessimo così nessuno additerebbe gli altri. Il maestro è mio papà, che ha punte di ironia pazzesche. A 11 anni avrei voluto suicidarmi buttandomi dal letto. Papà disse: «Se ti butti dal letto non ti fai nulla, ti accompagno alla finestra così fai sul serio». Mi ha sconvolto, piangevo, e mi ha lasciato lì con un semplice «statti zitta che la vita è una figata». Super. Oggi ho fatto mia quella frase, ma in realtà è sua.

Con il cibo che rapporto ha?
Adoro mangiare e mi diverto anche in cucina pur essendo una pippa fotonica. Mi muovo tanto e per farlo bisogna nutrirsi in modo sano. E mi godo il fast food, unica ambasciatrice di Expo pro McDonald’s. Il mio pranzo prima delle Olimpiadi è stato un Big Mac. Ora sono super fan del sushi, la mia preparazione fisica per Tokyo.

Grazie Bebe, abbiamo finito.
Ottimo perché, sai, adesso dormirei...

Ultima domanda: le questioni di cuore?
Ascolta, le verrei a raccontare a te?