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Mazzoncini: «Le FS nel capitale delle metro? Un aiuto alle infrastrutture»

L'intervista del Corriere della Sera all'AD e DG del Gruppo FS Italiane

L'articolo integrale è disponibile su corriere.it

di
 Francesca Basso e Daniela Polizzi

Il piano industriale è in fase di aggiornamento: «Lo porteremo al vaglio del consiglio di amministrazione entro ottobre e di progetti ne abbiamo già realizzati parecchi. A settembre avevamo gettato il cuore oltre l’ostacolo. C’erano sfide mai affrontate prima come l’internazionalizzazione e l’integrazione tra gomma e ferro». A quasi un anno dalla presentazione degli obiettivi al 2026 delle Ferrovie dello Stato, l’amministratore delegato Renato Mazzoncini ha illustrato in un forum al Corriere della Sera risultati e progetti. Tra i punti caldi, l’integrazione con l’Anas, che entro fine anno passerà sotto la holding Fs. E il rinnovo della flotta di treni regionali.

La tecnologia resta al centro. «È il quinto pilastro del piano, trasversale. La competizione si fa sul digitale». Poi c’è in cantiere una piattaforma unica per la mobilità integrata: «La vorrei aperta a tutti gli operatori, anche ai concorrenti». Per Mazzoncini c’è un gap di infrastrutture tra Nord e Sud che va colmato e «il Ponte sullo Stretto va fatto nell’ambito del Corridoio ferroviario europeo che va dalla Scandinavia alla Sicilia». Il mestiere delle Fs sta cambiando. Non più solo treni e binari, ma anche bus, strade intelligenti e servizi ai viaggiatori. Un gruppo così diverso che potrebbe cambiare nome e alla domanda se ci sia qualcosa di vero, Mazzoncini ammette tra il serio e il divertito: «Ci stiamo pensando, ma sono molto affezionato al nome attuale».

L’Anas passerà a breve sotto le Fs. Restava però ancora aperto il tema dei contenziosi che per la società delle strade erano pari a 10 miliardi
«Per fine anno si chiude perché ritengo che verranno soddisfatte le condizioni poste nel decreto di trasferimento. Uno dei nodi era il fondo rischi per fare fronte ai contenziosi. Ma è stato superato perché la perizia, terminata il 22 settembre, ha evidenziato che la capienza del fondo dell’Anas consente di coprire il costo del contenzioso, che in genere si chiude attorno al 6-8% della richiesta originaria (il fondo ha una capienza di 600-700 milioni, ndr). In agosto il Cipe ha approvato il contratto di programma dell’Anas. È stato un passaggio chiave perché adesso l’azienda ha un orizzonte di cinque anni per gli investimenti. Insomma, non si naviga più a vista ma sul lungo periodo e Anas per i lavori che fa avrà un nuovo contratto che riteniamo consentirà l’uscita dal perimetro della pubblica amministrazione. Ora si tratta di integrare 24 mila chilometri di binari e 200 mila di strade, escluse quelle urbane».

Ma quali sono i vantaggi
«Non dobbiamo pensare al cliente come l’utente che si muove solo con il treno, piuttosto al viaggiatore che vuole spostarsi. Il servizio da offrire è quindi la mobilità. Ma oggi, in Italia, l’80% delle persone si sposta ancora con l’auto privata. Noi dobbiamo aggredire quella percentuale. Per le merci, dobbiamo rivolgerci invece al 93% che avviene su gomma. Per questo serve una rivoluzione nei trasporti. E Fs la può attuare anche attraverso il digitale, che è poi il quinto pilastro del nostro piano».

Su cosa lavorate
«Il digitale è un tema trasversale che investe tutto. Lì si gioca la competitività. Un esempio: le merci. Poter fare la dogana passante è fondamentale. E poi la guida autonoma. Il dialogo con la tecnologia a terra è importantissimo. Stiamo partendo con delle sperimentazioni, anche a Milano con il Politecnico. Il progetto più rilevante, e sarà davvero rivoluzionario, riguarda lo smartphone. Dobbiamo creare una app che si appoggi a una piattaforma integrata che consenta di pianificare il viaggio in treno, bus o aereo: un door to door vero che permetta di comprare un unico biglietto con un clic. È un problema molto complesso, perché in Italia l’ecosistema dei provider di mobilità è costituito da oltre 1.000 aziende con cui dobbiamo chiudere accordi commerciali per lavorare insieme e andare a catturare l’80% di mobilità privata. Puntiamo ad avere la app entro Pasqua. Siamo l’unica azienda presente in tutto il Paese, ci immaginiamo di essere il tronco di quell’albero che può promuovere questa mobilità condivisa: vorrei includervi anche i concorrenti sia su ferro sia su gomma, e gli aerei perché solo così tutti i viaggiatori la useranno».