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La Freccia intervista il Ministro Gian Marco Centinaio: l'Italia che emoziona

di Andrea Radic, disponibile anche su ISSUU

Lavoro qui da 25 anni ed è la prima volta che vedo il Ministro pranzare alla mensa», mi ha detto un funzionario del ministero stupito della mia presenza. «Lo faccio per conoscere le persone, i collaboratori, per capire, avere il polso della situazione». 

A raccontare questo aneddoto è il neo ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali e del Turismo, Gian Marco Centinaio, al governo dal 1° giugno, dopo l’esperienza di capogruppo della Lega al Senato e di vice sindaco di Pavia, la sua città. Leghista dall’inizio degli anni ‘90 come Matteo Salvini, Riccardo Molinari, Massimiliano Romeo, Erika Stefani, «ci chiamavano i ragazzini terribili, oggi siamo il rinnovamento».

Un’esperienza politica, la sua, che parte dai quartieri. Un percorso completo: presidente di zona, consigliere comunale e dopo capogruppo, assessore e vice sindaco, senatore capogruppo e oggi ministro. Un percorso che le è stato utile? Senza dubbio, capisci come funziona la macchina burocratica e sai come affrontarla, ma soprattutto è servito a capire che, nella vita, le cose bisogna sudarle per arrivare più preparati. Ecco, passare 14 anni come consigliere comunale di opposizione, avendo responsabilità amministrative, fa scattare qualcosa, la possibilità di ideare progetti, costruirli e vederli realizzati per il bene dei cittadini. Io, da ministro, vorrei applicare questo modello, diventare “l’assessore d’Italia”.

Dopo aver giurato da ministro, chi è la prima persona che ha chiamato?
Sinceramente non ricordo, perché le persone che hanno condiviso con me questo percorso erano lì: Sonia, la mia compagna, mia mamma, mia sorella e Matteo Salvini.

Entrando al Ministero, ha trovato subito la stanza dei bottoni?
Non subito, sono un po’ nascosti (sorride, ndr), forse pensavano che sarebbe bastato farmi sedere nella stanza dorata che fu del ministro Cavour per placare la mia voglia di fare. Per me è stato invece uno stimolo a metterci ancora più impegno.

I primi passi al Ministero?
Capire e conoscere. Sono dell’idea che non ci si debba improvvisare, quindi ho scelto d’incontrare i dipendenti, confrontarmi con loro, approfondire, “sporcarmi le mani” con i problemi quotidiani. Per farlo sono andato a mangiare in mensa e continuo a farlo, mi siedo con loro e ci si confronta di fronte a un piatto. Lo apprezzano.


La tavola come luogo di reciproca apertura e comprensione?
Sì, in modo più tranquillo, rilassato. Di fronte a un bicchiere d’acqua, al lavoro, o anche a un buon bicchiere di vino, in occasioni meno formali, si abbassano le barriere e spesso si trovano soluzioni ai problemi e si portano a casa i risultati.

Politiche agricole e turismo, un po’ come essere ministro del petrolio nei Paesi Arabi?
Decisamente sì, in molti hanno sottovalutato la delega al Turismo, pensando che fosse un contentino al ministro Centinaio. L’agricoltura e il turismo sono due delle grandi eccellenze italiane. Non basta dire “l’Italia è bella e si mangia bene” perché il turismo cresca. Il nostro obiettivo è quello di destagionalizzare gli arrivi con maggiore collaborazione tra privati, Regioni, che hanno le deleghe sul turismo, e Stato. Se questi tre attori collaborano, molte regioni, penso in particolare a quelle del sud, potrebbero vivere di turismo dieci mesi all’anno. Dobbiamo aiutare gli imprenditori a investire in strutture di livello che accolgano turisti “alto spendenti”.


Turismo in tutte le stagioni e anche in ogni luogo, delocalizzare i flussi?
Esattamente, dobbiamo valorizzare il turismo su rotaia attraverso un lavoro comune tra Ministero e Ferrovie dello Stato Italiane, che penso si possa e si debba mettere in atto. Con le Ferrovie si raggiungono anche quelle destinazioni da sempre considerate minori e, come accade in altri Paesi, il treno locale può diventare strumento di un turismo slow che consente di godere di luoghi e bellezze unici. Pensiamo alle linee che corrono in riva al mare o che raggiungono siti storici e artistici nell’entroterra. Ci sono stazioni praticamente ovunque, che consentono di scoprire i borghi italiani e le città di provincia, così come le loro tradizioni. Questa è la nuova frontiera del turismo. I vertici di Ferrovie dello Stato Italiane hanno, in questo momento, delle competenze importanti a livello turistico. Si può ragionare tra colleghi e capire insieme le opportunità da cogliere. Da parte del mio ministero massima disponibilità.

Lei viaggia in treno?
Sono cresciuto con il turismo in treno, ho alle spalle ben nove Interrail con cui ho girato l’Italia e l’Europa. In treno sei più sicuro e in relax, dal finestrino guardi il paesaggio che scorre e arrivi ovunque.

L’enoturismo è in crescita, lo sosterrete?
Il turista e l’appassionato oggi vogliono emozionarsi. Il vino è il re del turismo enogastronomico, con le sue infinite tipologie e le cantine, dietro a ognuna delle quali ci sono persone, passioni e impegno. Non possiamo prescindere da questa ricchezza per promuovere il Paese e per farlo ascolteremo tutti e condivideremo.

La tassa di soggiorno è un peso per le famiglie di turisti?
Il turista non è un pollo da spennare. Come Lega, siamo sempre stati contrari alla tassa di soggiorno, usata dai Comuni per sanare i buchi di bilancio, rivalendosi sul turista per la loro mala amministrazione. Vorremmo quindi eliminarla, come ci chiedono le associazioni di categoria. Sarei disposto a valutare una tassa di soggiorno nazionale che però sia “di scopo” e garantisca da parte dei Comuni un preciso miglioramento dei servizi.

L’Italia è circondata da mari ricchi, quali sono le sue priorità per il settore della pesca?
Intervenire su due cose che vanno riviste. Le quote pesca sono deleterie, non solo per l’Italia ma per la stessa Europa e, soprattutto, penalizzano i nostri pescatori. La seconda priorità riguarda i consumatori: servono più informazioni in etichetta sulla tracciabilità del pescato.

Lei va al mare?
Quest’anno con la mia famiglia siamo stati in Sicilia.

Il suo luogo del cuore?
Pavia, la città che amo.

Qual è la dolcezza che la emoziona?
Gli occhi di mio figlio.