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La Freccia Arte celebra la Biennale Arte 2017

Un'edizione speciale di FS Italiane per la 57. Esposizione Internazionale d'Arte curata da Christine Macel, intervistata dal nostro magazine

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L'intervista integrale a Christine Macel è disponibile su ISSUU

Venezia, 22 settembre 2017

FS Italiane celebra la 57esima Biennale d’Arte con La Freccia Arte, edizione speciale che accompagna la prestigiosa manifestazione veneziana in programma fino al 26 novembre.

La rivista - in formato extra large, bilingue italiano/inglese - si propone di fare un bilancio dei primi quattro mesi sulla rassegna internazionale, e lo fa innanzitutto con un’intervista di Giuliano Papalini a Christine Macel, curatrice dell'evento: “Dall’apertura della Mostra a oggi abbiamo avuto una partecipazione notevole, con un incremento di visitatori del 23% rispetto all’edizione 2015”.

Partiamo dal pubblico: le ambiziose aspettative della vigilia sono state rispettate?
Dall’apertura della Mostra a oggi abbiamo avuto una partecipazione notevole, con un incremento di visitatori del 23% rispetto all’edizione 2015. Aumento che non si è smentito neanche quest’estate, malgrado il caldo e l'afa. Accogliere così tante persone e averne potuto osservare le reazioni è la risposta più bella. Molte di loro sono attente, interessate, reattive.

Lei ha puntato su visitatori “attivi”, programmando incontri e pranzi collettivi con gli artisti. Come sta andando questa esperienza?
Le Tavole Aperte funzionano molto bene, sono sempre al completo e lo scambio di idee che vi si svolge è appassionante. Ho potuto assistere a molti appuntamenti e ognuno mi ha rivelato qualcosa di più e di inaspettato sull’artista e la sua attività. È possibile guardare tutti i pranzi sul sito della Biennale e condividere questi momenti di intimità e di dialogo.

La scelta degli spazi e l’allestimento sono stati particolarmente curati…
La disposizione delle opere, con i diversi ambiti e le famiglie di artisti, è la risposta al mio desiderio di dare a ogni singola opera la collocazione migliore, sia sul piano spaziale che museografico. Ho avuto modo di concepire ogni ambiente su misura e di prendermi cura dei lavori, di cui il 50% è stato prodotto per l’occasione. È stato inoltre prioritario che ogni opera fosse in risonanza con quelle vicine per creare una costellazione di sensi percettibili dallo spettatore. Dai miei scambi con i visitatori ho capito che molti di loro hanno avuto l’impressione di vivere un’esperienza non solo percettiva ma mentale, di essere abitati dalle opere, al di là della Mostra.

La sua mission era quella di fare una Biennale per gli artisti, partendo dalla convinzione che «l’arte è sempre arte anche se non si vende». Come hanno reagito i diretti interessati?
Devo dire che hanno risposto con un coinvolgimento davvero impressionante. Non ho avuto lo stesso dialogo con tutti i partecipanti, ma in generale ho intrattenuto un rapporto intenso con la maggior parte di loro e uno scambio prolifico con tutti coloro che hanno creato la loro opera appositamente per la Biennale. Molto positivo anche il riscontro sui diversi progetti paralleli: i video di Pratiche d’Artista e gli appuntamenti di Tavola Aperta, così come La Mia Biblioteca.

Un giudizio sulle numerose attività artistiche e culturali fiorite intorno alla Biennale?
Mi colpisce l'attenzione dedicata alle attività educative, destinate soprattutto ai bambini e ai giovani. La loro portata è abbastanza eccezionale nel contesto di una Biennale.

Una parola con cui riassumerebbe questo suo lavoro a Venezia?
Una grande gioia!


Leggi anche l'intervista a Paolo Baratta, Presidente della Biennale Arte 2017