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Sergio Rubini:"Il treno è un sogno, e le stazioni luoghi cinematografici"

Sulle pagine de “La Repubblica” l'intervista di Fulvio di Giuseppe al grande attore e regista pugliese

Sulle pagine de “La Repubblica” l'intervista di Fulvio di Giuseppe al grande attore e regista pugliese

Bari, 7 marzo 2016

“Il treno è promessa, sogno, proiezione, e le stazioni sono luoghi molto cinematografici. Non è un caso che molti registi le scelgano per i propri lavori”. 
E’ trascorso poco più di un quarto di secolo dal primo esordio cinematografico con il film “La stazione”, ma il mondo dei binari e dei treni continua ad avere ancora un ruolo importante nella vita di Sergio Rubini.

Dalle pagine dell’edizione barese del quotidiano La Repubblica, il grande attore e regista pugliese ripercorre un passato, con un occhio al futuro, fatto di vagoni, rotaie e sale d’attesa, ma anche di sogni, arte e poesia. 
“Mi fa piacere che nelle stazioni ci siano mostre e altre iniziative, ma preferisco resti un luogo improbabile per l’arte”, anche perché “c’è un clima, un sapore, un’identità particolare in ogni stazione. In sostanza i punti di contatto con l’arte sono sensibili”, e soprattutto “una stazione resta una struttura mitica, che può alimentare la fantasia di qualsiasi artista e del pubblico”.

Rispondendo alle domande di Fulvio Di Giuseppe, Rubini ammette che chi arriva nelle stazioni per necessità, ogni giorno, può avere spesso un rapporto conflittuale con quelle strutture. 
Ma proprio vivere quotidianamente quelle sensazioni e quei luoghi può contribuire a creare situazioni ideali per rileggere quegli spazi. In questo caso l’arte diventa fondamentale, tanto da far sperare anche nella realizzazione di un vecchio sogno nel cassetto: “Qualche tempo fa con Vinicio Capossela è nata l’idea di realizzare performance live suonando lungo una tratta di stazioni abbandonate. Non se ne è fatto più nulla, ma resta il progetto”.

Leggi l’intervista su La Repubblica