Torino Porta Nuova: la sala Gonin della stazione tra i luoghi da visitare nelle giornate FAI di Primavera 2016

Apertura straordinaria sabato 19 e domenica 20 marzo

Apertura straordinaria sabato 19 e domenica 20 marzo

Torino, 15 marzo

La Sala Gonin della stazione di Torino Porta Nuova sarà aperta al pubblico Sabato 19 e domenica 20 marzo, in occasione della XXIV edizione delle Giornate FAI di Primavera.

L’iniziativa, organizzata dal FAIFondo Ambiente Italiano con la collaborazione di Grandi Stazioni, rientra tra le oltre 900 visite previste in 380 città in tutta Italia e costituisce un’opportunità unica per scoprire un luogo dal grande valore storico e artistico, abitualmente chiuso al pubblico.

La Sala Gonin venne concepita nel 1861 dall’architetto Alessandro Mazzucchetti come sala d’attesa di prima classe della Stazione di Torino Porta Nuova

L’incarico di decorare e impreziosire questo spazio – destinato anche a sala d’attesa della famiglia reale – fu affidato nel 1864 a uno degli artisti preferiti di Casa Savoia, il pittore torinese Francesco Gonin.

Tre grandi dipinti - la Terra, l’Acqua e il Fuoco -  raffiguranti scene mitologiche - dominano la parete centrale e le due laterali della Sala. 

Al centro è raffigurata “Terra” una divinità femminile, con gli attributi di Cerere (la cornucopia) e Cibale  (il carro trainato da due leoni e la corona turrita). 
A sinistra ”Acqua”, con le Nereidi sulla conchiglia trainata da ippocampi ed attorniata da tritoni che soffiano nelle conchiglie marine. 
A destra “Fuoco”, rappresentato da Plutone mentre rapisce Proserpina, figlia di Cerere.

I 3 affreschi sono incorniciati da fregi in chiaroscuro ornati da festoni di frutta e putti, realizzati da Pasquale Orsi che disegnò anche i mobili intarsiati che ancora oggi arredano questo ambiente. 

A Pietro Isella venne invece conferito l’incarico di realizzare gli eleganti stucchi che decorano la Sala.

Gli interventi di restauro hanno contribuito a mantenere inalterato lo splendore di questo spazio: il primo, nel 1883, fu curato dello stesso Francesco Gonin che rinforzò i colori senza intaccare le caratteristiche originali delle opere.